domenica 17 maggio 2009

Diogene, il cittadino del mondo...


Perchè è importante riflettere sul rapporto identità/alterità? Perchè ne abbiamo parlato?

Perchè solo attraverso una visione corretta di questa relazione possiamo avvicinarci al concetto della nuova cittadinanza, una cittadinanza mondiale....


“Quando qualcuno
gli chiedeva da dove venisse,
egli rispondeva:
Io sono cittadino del mondo”.

Diogene Laerzio, Vita di Diogene il Cinico





Il termine cittadino del mondo fu coniato da Diogene il Cinico, il quale amava definirsi tale. Diogene aveva abbandonato le sue ricchezze e scelto di vivere in povertà e per la strada per essere libero, poiché egli credeva che povertà e libertà viaggiassero di pari passo. L’appellativo di “cinico” deriva da kuon “cane”, infatti, egli soleva mangiare sotto gli occhi di tutti proprio come i cani. Platone lo definì “una sorta di Socrate completamente impazzito”.
Diogene, come Socrate, rifiutava le convezioni e metteva in discussione la tradizione in favore della libertà di pensiero e dell’esaltazione dello spirito critico, la differenza tra i due risiede nel comportamento estremizzato di Diogene.
Egli, infatti, non solo mangiava in pubblico, ma adottava comportamenti altrettanto sconvenienti come sputare ai ricchi o masturbarsi pubblicamente.


Oggi, potremmo tradurre le sue provocazioni come “un invito a diventare stranieri in patria, acquisire cioè la capacità di esaminare con distacco le nostre abitudini da questo punto di vista privilegiato e interrogarci sul loro significato come potrebbe fare uno straniero”. Attraverso questo distacco potremo così giudicare criticamente e distinguere le abitudini fondate da quelle che non lo sono.

venerdì 15 maggio 2009

Il rapportò identità/alterità ed.... ellEbOro!


Vi domanderete cosa hanno a che fare le questioni che sto trattando su questo blog ed il caro vecchio ellEbOro! Ebbene... la relazione esiste in quanto attraverso questa consolle era possibile entrare in contatto diretto con la diversità umana, con una varietà di punti di vista e con la conseguente opportunità dello scambio dialogico, del confronto e anche perchè no...della riflessione su noi stessi e sul nostro lavoro in modo da renderlo accessibile e piacevole agli altri...



Quando parlo di confronto intendo non solo lo scambio di opinioni, ma anche lo scontro, inteso come momento di crescita e accettazione dell'altro per come è..
E lo scontro si sa è fatto anche di parole poco carine...non molto dissimili da quelle che sentiamo dire, che ci dicono e che diciamo nella vita di tutti i giorni..ma non è solo questo...è soprattutto realtà..
Imparare a colloquiare in ellEbOro, a rispondere e ad esprimere il proprio pensiero altro non era, secondo me, che un ottimo tirocinio della vita, che non è quasi mai perfetta o come la vorremmo...ma colma di insidie, minacce e luoghi in cui bisogna tirare fuori tutta la propria intelligenza per farsi comprendere e comprendere i motivi e le storie altrui...i comportamenti e le intenzioni...gli obbiettivi e gli ostacoli...la realtà e la finzione...l'utile dal meno utile...il giusto dal meno giusto...
Inoltre lo scontro conferiva ad elleboro una vita pulsante e attraverso di esso spesso si arrivava alla presa di coscienza della complessità e della molteplicità umana...In altre parole su elleboro appariva prepotentemente, la nostra diversità umana fatta di pro e di contro e la possibilità di renderla un motivo di collaborazione e approfondimento...
ellEbOro per me aveva un'anima...costituita dall'incontro di più anime...le nostre, che si affiancavano, si sovrapponevano e confluivano l'una nell'altra..

A mio parere con la chiusura della nostra piattaforma siamo stati privati della possibilità di incontrare l'alterità in modo vero, schietto e sincero sul web..cosa che oggi non avviene tutti i giorni...

Infine vi posto la mia risposta sul blog di Denise riguardo alla questione ellEbOro:
Cara Denise sono d'accordo con te, pienamente. Anche perchè era lo scontro a rendere elleboro vivo, energico e produttivo e non sempre le critiche erano solo cattive,molte volte dietro di esse c'erano consigli..per chi era in grado di leggere dietro le righe ovviamente...per farti un esempio Cagliostro è intervenuto spesso nel mio blog per criticarmi, ma dalle sue critiche ho cercato di prendere e valorizzare il lato buono, per me era una sfida,un confronto e un momento di crescita...Come ho già scritto sul blog di ambienti digitali, elleboro era elleboro perchè la realtà si mostrava prepotentemente a noi facendoci percepire la diversità umana e il modo di utilizzarla per ampliare le propria conoscenza. Chi non è di questa opinione, a mio avviso non solo non ha capito nulla di elleboro ma, soprattutto non ha capito che, proprio perchè uomini, lo scontro-incontro fa parte di noi e anzicchè rifiutarlo dovremmo rivalutarlo verso la prospettiva del conoscere noi stessi e gli altri senza i quali non esistiamo...per tutti questi motivi è nato il mio blogspot "noi e gli altri"...perchè purtroppo molti di noi,sebbene studenti universitari, non abbiamo ancora capito l'importanza che l'altro da sè assume nella nostra vita, sotto tutte le forme simpatiche e meno simpatiche...senza e con lo scontro..tutti possono dare qualcosa all'altro..era questo per me il significato profondo di elleboro e il senso che ognuno di noi dovrebbe dare al proprio esistere...

Ora tocca voi...fatevi sotto con le opinioni in merito alla relazione tra ellEbOro e scoperta dell'alterità...o se pelomeno crediate che ci sia una effettiva relazione!







mercoledì 13 maggio 2009

L'umanità è.... a colori!!!!!!!!!!!!


L’umanità è l’unione di culture molteplici e differenti, il cui significato profondo è ben interpretato dalla metafora del mantello di Arlecchino di Michel Serres, secondo il quale l’identità di tutti gli esseri umani è fatta, come il mantello di Arlecchino, di pezzi multicolori, annodati, nuove pezze e vecchi brandelli, zebrate, cangianti, costellate...

Non siete forse d'accordo?










E ancora..

Jacques Derrida uso' per primo il termine “différance” , invece di “différence” , per ribadire la necessità di una differenza esterna, ovvero dell’altro da sé, del fuori da sé, per costituirsi al proprio interno.



LINK UTILI....


http://www.filosofico.net/derrida.htm


http://www.forma-mentis.net/Filosofia/Derrida.html

martedì 12 maggio 2009

Sul... rapporto identità/alterità



Qualche giorno fa abbiamo accennato all'importanza di intraprendere una profonda riflessione sul rapporto alterità/identità...necessaria per comprendere che l'io e il tu sono due facce della stessa medaglia..




Martin Buber affermava che l’io del soggetto diventa identità solo nello scambio dialogico con l’altro, e dunque l’io si forma nel tu e solo in esso. Egli considerava l’uomo come un “essere con” che aspira continuamente verso il tu.
L’unicità dell’essere si coglie nell’insieme delle relazioni con l’altro da sé, in quanto l’uomo è tale nella misura in cui si apre all’alterità.

Partendo da queste considerazioni, potremmo affermare che l'unica vera concezione del sè è percepibile in relazione al tu...

Di conseguenza di estrema importanza diventa il dialogo...


La riscoperta della natura autentica dell’individuo consiste quindi nella rivalutazione dialogica, nel confronto che dà speranza di crescita.
L’autentico dialogo, inteso come reale compimento della relazione interumana, significa accettazione dell’alterità.
L'uomo non pensa il dialogo, lo vive...e vivendolo percepisce l'altro da sè come completamento del proprio sè interno.


Eccovi dei link per un eventuale approfondimento del pensiero di Martin Buber, del suo principio dialogico e del suo modo di intendere il rapporto io-tu




http://www.controluce.it/giornali/a12n09/15-societa-martinbuber.htm

http://www.filosofico.net/martinbuber.htm

http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaB/BUBER_%20IO_TU%20E%20IO_ESSO.htm

http://www.geagea.com/45indi/45_04.htm

http://www.nostreradici.it/Buber_Holger-Banse.htm

mercoledì 6 maggio 2009

Fermiamoci a riflettere!

Negli ultimi anni la nostra società ha subito una serie di trasformazioni veloci e di pari passo altrettanto veloce è divenuto, oggi, il nostro ritmo quotidiano. Questo comporta il consolidarsi di una grande verità: noi viviamo freneticamente la nostra vita, presi solo dalla preoccupazione di non restare indietro, a discapito di alcune considerazioni molto importanti che fanno comunque, nonostante tutto, parte del nostro essere uomini.
In primo luogo, non possiamo non considerare il fatto che, proprio perché siamo uomini, viviamo in una società umana costituita da altri uomini con i quali conviviamo seguendo delle regole, le quali mirano a preservare il benessere della società stessa. Vivere nella società umana non significa solo non trasgredire queste regole, ma significa soprattutto che non siamo soli.


Thomas Merton affermavanessun uomo è un’isola”.

Se ci soffermiamo a riflettere sul significato di questa affermazione ci renderemo conto di quanto essa sia così profonda e veritiera. Dal momento in cui nasciamo veniamo catapultati nella società umana a diretto contatto con altri uomini simili a noi, ma estremamente diversi. Ogni uomo ha infatti, in base al proprio vissuto, una propria personalità e un proprio pensiero. Ogni uomo è unico e irripetibile. Ed è questa unicità che rende l’uomo tale e che lo spinge alla scoperta dell’altro, del diverso da sé. Rapportarsi agli altri è una esigenza innata, è dentro di noi e deriva dal nostro essere unici.
In secondo luogo, dunque, noi siamo naturalmente portati a conoscere ed esplorare gli altri. Non siamo isole, bensì oceani che lambiscono spiagge conosciute e spiagge ignote alla continua ricerca di un assetto stabile.
Senza gli altri non potremmo essere quello che siamo. Noi abbiamo bisogno degli altri e gli altri hanno bisogno di noi. La nostra realizzazione come persona nasce con e per gli altri. Questo è l’uomo.
E, se da un lato l’alterità e la realtà circostante seducono l’uomo, dal momento che la loro diversità li rende interessanti e coinvolgenti, dall’altro possono anche, a causa di questa forte carica di differenza, spaventare ed essere vissuti come pericolo. L’insicurezza verso la propria identità fa sentire debole l’individuo di oggi il quale finisce, purtroppo sempre più spesso, con il vivere l’illusione che rifiutando o aggredendo il diverso possa darsi una identità forte. La paura dell’alterità è, dunque, direttamente proporzionale all’incapacità che ha l’uomo moderno di controllare la propria vita in una società instabile e complessa. Società che spinge il soggetto a rifugiarsi in una dimensione di forte individualismo per proteggersi dalla dimensione dell’alterità, percepita come minaccia per il proprio io.
Si evince, dunque l’importanza di sensibilizzare la comunità umana e soprattutto i giovani, all’approfondimento del rapporto identità-alterità che conduce ad una più piena consapevolezza di noi stessi e del nostro vivere insieme agli altri. Tralasciare o non comprendere questa delicata relazione è causa, per chi oggi vive troppo di fretta per porvi attenzione, di comportamenti e azioni che minacciano non solo il benessere personale e quello comune ma, purtroppo anche la pace e la serenità tra i popoli.


Presentation? Si, "gadget"...!

Ho pensato che fosse stato utile avere sempre sottomano la presentazione del blog per dare agli utenti un quadro preciso degli argomenti trattati nel blog e per accedere facilmente e comodamente ai post più vecchi o ai temi che maggiormente ci interessano ..rimanendo sempre nella prima pagina! E allora..quale migliore gadget della presentation?

Buona visione!