domenica 7 giugno 2009

Etnocentrismo e xenofobia:istruzioni per il NON uso

Nei giorni scorsi abbiamo analizzato gli stereotipi e i pregiudizi, esaltando l'atteggiamento corretto di intenderli per limitare il diffondersi di sentimenti pericolosi di chi si considera normale rispetto alla presunta anormalità del diverso e che contribuiscono ad ostacolare l’integrazione.


Ora sposteremo la nostra attenzione sui sentimenti in questione per capirne le dinamiche e gli effetti. Cominciamo con l'etnocentrismo e la xenofobia.


Quando parliamo di etnocentrismo intendiamo riferirci alla credenza che la cultura propria sia superiore alle altre. In altre parole, anziché cercare di capire il comportamento altrui nel contesto di una determinata cultura, assumiamo un atteggiamento che consiste nel giudicare non corretta qualsiasi azione, credenza o abitudine solo perché diverse dalle nostre, ritenute invece esatte. Ne consegue la discriminazione e l’ emarginazione del soggetto, o dei gruppi di soggetti, che si discostano dalla cultura e dal pensiero dominante.
Una forma meno grave di etnocentrismo è considerata l'abitudine di utilizzare l'aggettivo americani in relazione ai cittadini degli Stati Uniti, mentre il termine include anche tutti gli abitanti del Nord e Sud America.


Le forme gravi di etnocentrismo impediscono la comunicazione tra le persone.


Anche la xenofobia, ovvero la paura e l’intolleranza del diverso, vissuto come pericoloso e per questo da allontanare, conduce all’emarginazione e, affiancata al sentimento etnocentrico, si configura come un meccanismo di difesa dalla diversità, la quale minaccia, appunto, la correttezza della propria cultura, considerata superiore.


Come porsi allora nei confronti delle culture altre?


Per prima cosa dobbiamo evitare tre tipi di possibili comportamenti che in genere si assumono e che sono purtroppo errati. Quali sono?

L'ansietà, ovvero quando siamo ansiosi perchè non sappiamo chi abbiamo di fronte e anzicchè concentrarci sul momento comunicativo, i nostri pensieri si focalizzano solo su questo sentimento, causando timore e chiusura.


Assumere similarità invece di differenza, ovvero quando non sappiamo nulla su una certa cultura e assumiamo che non vi sono differenze con la nostra.


Assumere differenza invece di similarità, ovvero quando assumiamo che tra la nostra cultura ed un'altra vi sia un divario inconciliabile, ciò non ci permette di riconoscere le cose in comune tra le due culture.



Qual'è dunque l'atteggiamento corretto da assumere nei confronti di una cultura altra?


Non occorre assumere niente, ma chiedere, conoscere e apprendere...essere disponibili cioè ad aprirsi alla diversità per cogliere le differenze e le similarità.

mercoledì 3 giugno 2009

PERCHE' STEREOTIPI E PREGIUDIZI CONTINUANO AD ESISTERE?

E' utile, abbiamo sottolineato conoscere stereotipi e pregiudizi, ma è ancora più utile prendere coscienza del fatto che essi nascono e si rafforzano nella socializzazione, in famiglia e a scuola, ed è qui, dunque che bisogna intervenire per evitare che essi giustifichino atteggiamenti di ostilità e discriminazione.
Quindi, essi non solo vengono appresi nei processi della socializzazione, ma purtroppo continuano ad esistere in quanto usati per ottenere profitti sociali, economici e psicologici.


Per profitti sociali
poiché rifiutandoli si può andare incontro ad una rottura nel pensiero comune, si continua ad adoperarli per non correre il rischio di non essere capiti dalla famiglia e dagli amici;

Per profitti economici
sono di grande utilità in una competizione diretta nel mondo del lavoro;

Per profitti psicologici
possono essere usati per spiegare un mondo complesso in termini di semplici cause, in parole povere, quando sosteniamo che un determinato gruppo è la fonte dei nostri problemi.

Stereotipi e pregiudizi

Nei giorni scorsi abbiamo parlato di intercultura e indicato le strade da percorrere nel campo educativo per una sua realizzazione completa nel sociale. Ma a questo punto c'è da chiedersi... quali sono i possibili ostacoli che minacciano la comunicazione interculturale?


Gli stereotipi e i pregiudizi si pongono come vere e proprie barriere all'apertura verso l'altro da sè, alla conoscenza del diverso e più in generale all'integrazione nella società multietnica.


L'educazione interculturale ha il compito di scardinare questi pensieri radicati nella mente umana e mostrarne l'erroneità.


L'ultimo dei sette saperi che Edgar Morin propone per l'educazione del futuro abbiamo detto essere la promozione del riconoscimento degli errori e delle illusioni delle conoscenze.


Possamo definire stereotipi e pregiudizi errori e/o illusioni della conoscenza?
La risposta è SI.


Per poter combattere stereotipi e pregiudizi è necessario conoscerli!





Che cos'è uno stereotipo?

Lo stereotipo è uno schema di pensiero rigido, con il quale si etichetta un gruppo sociale. Questo pensiero riconduce i singoli all’interno di una categoria attribuendogli alcuni tratti negativi, che vengono generalizzati a tutto il gruppo, sulla base dell’assunzione che una credenza sia vera e senza considerare che potrebbe non esserlo. Inoltre, l’uso continuato dello stereotipo rafforza la credenza, che sia essa vera o falsa.


Che cos'è un pregiudizio?

Il pregiudizio è un opinione preconcetta non concepita per conoscenza diretta di un fatto, bensì sulla base di voci o opinioni di senso comune non verificate. C’è da aggiungere che il pregiudizio non cambia di fronte a nuovi dati conoscitivi e fa ricorso alla logica dell’eccezione che conferma la regola, per giustificare i comportamenti che si allontanano da determinati stereotipi.


Perchè nascono?

Stereotipi e pregiudizi sono generati da processi socio- cognitivi, quali la sistematizzazione e la categorizzazione, che la mente umana utilizza per conoscere la realtà circostante attraverso la costruzione di somiglianze e differenze. Questi processi attivano una semplificazione del molteplice. La conseguente riduzione all’unico, può causare i suddetti erronei pensieri negativi verso chi è percepito come diverso ed estraneo alla nostra conoscenza.


In conclusione

Stereotipi e pregiudizi sono errori che la nostra mente compie nel procedimento della categorizzazione sociale, simili agli errori che la mente umana compie nella percezione delle illusioni visive.




Prendiamo l'esempio dell'illusione di Mueller-Layer.




I tre segmenti ci appaiono di dimensioni diverse, ma non è così...




Davanti ad un'informazione ambigua la nostra mente sceglie la risposta più semplice e nel contempo erronea.

Per capirci...

Se, invece di considerare stereotipi e pregiudizi come errori della mente durante la percezione del mondo esterno, li consideriamo come pensieri giusti e giustificati, continueremo a determinare la diffusione di sentimenti pericolosi come l’etnocentrismo, la xenofobia e il razzismo.













martedì 2 giugno 2009

Proposte per l'educazione del futuro



Edgar Morin propone sette saperi che l' educazione del futuro deve perseguire, nel caso in cui voglia veramente predisporsi verso una totale formazione del cittadino del mondo, inteso come cittadino glo-cale.




(uomo e terra sono da intendere come unitas - multiplex , ovvero a l’uomo e il mondo sono in sé unici e molteplici, dunque l'incertezza è una normale causa derivata da queste assunzioni)


(il compito di queste due etiche sarà di guidare il soggetto verso la realizzazione e la valorizzazione dell’Umanità, superando ogni egoismo individuale ed ogni etnocentrismo)



  • promuovere il riconoscimento degli errori e delle illusioni delle conoscenze.


Su quest'ultima porremo l'attenzione nei prossimi giorni, mentre sulle altre abbiamo gia in parte discusso, prendendo in considerazione l'opinione di altri autori o delle riflessioni personali, che potrete riguardare e commentare cliccando sui link correlati, che fanno riferimento ad alcune pagine del blog, dedicate a questi argomenti,ma tengo a sottolineare che le suddette pagine non sono le uniche a trattare i temi in questione, in quanto sono stati ripresi più volte e sotto vari punti di vista. Nonostante tutto i link creati fungono da guida e da supporto per dare un idea di ciò che si sta lungamente discutendo in questo angolo di ambienti digitali.Buona lettura e buona riflessione....per chi abbia un pò di tempo per riflettere è ovvio...

EDUCAZIONE INTERCULTURALE


Franca Pinto Minerva delinea tre vie da percorrere per educare all'intercultura.
Occorre educare...



alla comprensione e all’ascolto, attraverso esercizi di ascolto dell’altro e di attenzione verso le altre storie di vita, verso i pensieri, le emozioni, i sogni e i progetti altrui;


educare alla differenza ed al pluralismo, attraverso esercizi cognitivi atti alla costruzione di un pensiero migrante;


educare alla pace e alla solidarietà,
attraverso esercizi di gestione dei conflitti interpersonali per la costruzione di una cultura della pace, sulla base del rispetto delle libertà individuali e allo scopo di salvaguardare la dignità e i diritti umani.

Dalla comunicazione all'educazione INTERCULTURALE

Abbiamo precedentemente messo in evidenza l'importanza di portare avanti una comunicazione interculturale che avviene face-to-face con l'altro diverso da noi.
Ma questo comporta la necessità di ripensare un modello educativo che abbia gli strumenti idonei per fronteggiare e risolvere i problemi dell’uomo che agisce in una società globalizzata.
La risposta educativa, che sembri soddisfare queste esigenze dettate da una multiculturalità crescente, è l’interculturalità, intesa come riscoperta dell’alterità e del rapporto identità- alterità attraverso l’educazione al dialogo e alla differenza, volta al tentativo di allontanare la paura dello straniero dai cuori dei cittadini del mondo e all’instaurazione di una urgente e non sempre facile integrazione.


Fatta questa premessa scendiamo nello specifico..


Cosa si intende per educazione interculturale o più semplicemente educare all'interculturalità?

Si intende un'educazione DINAMICA e RELAZIONALE.

Il primo termine si riferisce ad un approccio dinamico della scuola che sia capace di muoversi su un percorso che comprenda non solo la trasmissione dei saperi, la conoscenza delle culture altre e dei rispettivi costumi e valori, ma anche l’approfondimento e l’analisi della complessità, del pluralismo e del rapporto io-tu inserito in questo contesto, secondo una continua rielaborazione e un modello di educazione personalizzato e pensato su misura per ogni singolo allievo, in nome della diversità e del rispetto per essa.

Il secondo si riferisce, invece, all’interscambio tra gli allievi, al dialogo e alla cooperazione in compiti di gruppo, volti non solo a promuovere il rispetto altrui, ma anche la consapevolezza che lavorando insieme si può giungere a scopi comuni con un maggiore profitto, indipendentemente dalla razza, dalla lingua o dalla cultura.

Dinamicità e relazionalità sono essenziali, dunque, per un’adeguata attività educativa volta alla formazione del cittadino nella sua completezza.

Qual'è dunque lo scopo dell'educazione interculturale?

“ L’attività educativa, non ha soltanto lo scopo di affrontare e rimuovere ostacoli e incomprensioni dovute alle differenze linguistiche, culturali, ma anche quello di promuovere la realizzazione delle potenzialità educative e umane di ciascuno”
( F. Gobbo, Pedagogia interculturale. Il progetto educativo nelle società complesse, Carocci. Roma, 2000, p. 90)


Un educazione intesa in questo senso può...

“contribuire a far sì che individui diversi nelle loro radici linguistiche, religiose ed etniche possano convivere senza conflitti all’interno della stessa società, in modo da salvaguardare il pluralismo delle culture”
( S. Ulivieri, L’educazione e i marginali. Storia, teoria, luoghi e tipologia dell’emarginazione, La Nuova Italia, Firenze,1997, p. 319.)

lunedì 1 giugno 2009

COMUNICAZIONE nel VILLAGGIO GLOBALE


Esistono differenti approcci per studiare la comunicazione in rapporto al nostro villaggio globale.









La COMUNICAZIONE INTERNAZIONALE si riferisce alla comunicazione tra paesi e/o governi nazionali, oppure allo studio comparato dei sistemi di comunicazione.

La COMUNICAZIONE GLOBALE si riferisce allo scambio di informazioni, dati, opinioni e valori tra gruppi, istituzioni e governi.

La COMUNICAZIONE CROSS-CULTURALE si riferisce all' approccio di fenomeni comuni tra le culture, per esempio l'emancipazione femminile.

La COMUNICAZIONE INTERCULTURALE si riferisce alla comunicazione face-to-face tra persone di diverse culture.

Quest'ultima è essenziale per il processo dell'integrazione.
Lo studio della comunicazione interculturale è generalmente associato alla pubblicazione del libro di Edward Hall The Silent Language nel 1959.

Per Hall la cultura, o meglio le differenti culture altro non sono che dei processi comunicativi.

Presentation? Si, "gadget"...!

Ho pensato che fosse stato utile avere sempre sottomano la presentazione del blog per dare agli utenti un quadro preciso degli argomenti trattati nel blog e per accedere facilmente e comodamente ai post più vecchi o ai temi che maggiormente ci interessano ..rimanendo sempre nella prima pagina! E allora..quale migliore gadget della presentation?

Buona visione!