

Ecco perchè dobbiamo porre attenzione al diverso con l’intento di conoscerlo e non di giudicarlo. La differenza non deve essere ritenuta un disvalore, se non vogliamo incorrere alla giustificazione della cancellazione delle culture altre. Essa deve, invece, essere rivalutata e utilizzata per procedere ad una relativizzazione del proprio punto di vista.
Tutto ciò è possibile se e solo se impariamo a guardare gli altri con uno sguardo antropologico capace di mostrare la bellezza che risiede nell’altro e con essa le difficoltà, i timori e le risposte che il diverso manifesta quando stereotipi e pregiudizi vengono usati contro di lui.
Tutto ciò è possibile se e solo se impariamo a guardare gli altri con uno sguardo antropologico capace di mostrare la bellezza che risiede nell’altro e con essa le difficoltà, i timori e le risposte che il diverso manifesta quando stereotipi e pregiudizi vengono usati contro di lui.
Dobbiamo guardare la diversità con occhi nuovi e con l’ausilio di un pensiero che migri senza paura verso il diverso e ritorni indietro, arricchito da questa esperienza.

Il pensiero del neocittadino deve essere perciò un pensiero che si fa nomade, un pensiero migrante che dia spazio all’ascolto, al dialogo, all’incontro, ma anche al complesso, al mutevole, al condizionale. Un pensiero insomma plurale e dialogico, che si configura come un ulteriore strumento necessario per comprendere la differenza e per guidare lo spostamento di prospettiva.
Franco Cambi dice: "La mente nomade, libera, plurale ed aperta è la mente dell’intercultura e soprattutto è la mente richiesta dal presente"
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